VIVA LA CAMPAGNA

Innovazione elettorale per la buona politica

5 buone ragioni per iniziare presto con il porta a porta

Da “Il Blog delle Stelle” del Movimento fondato da Grillo e Casaleggio, alla “bestia” di Salvini e Morisi, al giorno d’oggi monitorare quanto accade sui social, governare i flussi comunicativi digitali e cavalcarli opportunamente è diventato fondamentale in campagna elettorale, specie da quando queste ultime sono diventate permanenti. Ma l’universo digitale è solo uno degli aspetti che, assieme alla raccolta fondi, ai sondaggisti, all'ufficio stampa e via di questo passo, sono considerati prioritari nel delicato equilibrio strategico che accompagna il candidato fino al giorno fatidico del voto. A farne le spese è soprattutto il comparto che dovrà occuparsi delle iniziative porta a porta. Negli ultimi anni, però e per fortuna, le cose stanno cambiando e Chris Turner di campaignsandelections.com ha raccolto cinque ottime ragioni per non far scivolare il grassroot team in fondo alla lista delle priorità e, anzi, metterlo all'opera il prima possibile.

Porta a Porta
1. Prima cosa: individuare il focus!

Oggi, candidati e partiti, in America ma anche in Europa, spendono una buona fetta dei loro soldi in analisi. Un lavoro imprescindibile volto a mettere a fuoco gli obiettivi della campagna, non soltanto in termini di messaggi ma anche di target. E cosa c’è di più utile dell’interazione diretta, faccia a faccia o telefonica, tra i nostri uomini sul campo e gli elettori? Avere un confronto, costante e da subito con i cittadini, è fondamentale perché permette un continuo aggiustamento delle nostre azioni su quelle che sono le risposte quotidiane restituiteci dagli elettori, così da arrivare alla volata decisiva con la maggiore e più affinata mole di dati possibile.

2. Le persone giuste.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la differenza la fanno le persone. E anche in campagna elettorale, così come a lavoro e nella vita, circondarsi delle persone giuste aiuta. Anzi, è fondamentale. Ma le persone giuste non aspettano noi e perciò diventa importante partire subito con le selezioni per il nostro grassroot team perché altrimenti quelli bravi se li prenderà qualcun altro e a noi resteranno solo quelli che, pur senza sbagliare, la differenza non la fanno.

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3. L’importanza del feedback.

Come già detto al punto uno, avere un confronto costante con l’elettorato è fondamentale e non soltanto per la mole dei dati raccolti. Ogni campagna elettorale conduce a dei passi falsi, capita sempre, capita spesso anche in quelle di successo. La perfezione non fa parte dell’essere umano, ma il perfezionarsi sì. Per questo è importante cercare di contenere i nostri errori nella fase iniziale, quando con ogni probabilità li commetteranno anche i nostri avversari. E a quanti più errori andremo incontro all’inizio, tanti meno rischieremo di commetterne in seguito. Un buon modo per fare ciò è mettere subito a lavoro il nostro team porta a porta, permettergli di sbagliare quando è ancora lecito farlo e non rischiare di compromettere l’intera strategia quando ormai potrebbe essere troppo tardi.

4. Le relazioni richiedono tempo

Costruire relazioni è impegnativo, lungo e a volte frustrante. Un concetto che vale per tutti gli aspetti della vita e in maniera particolare per la politica dove il senso di appartenenza è ai minimi storici. Perché accade questo? Perché le relazioni si fondano sulla fiducia e gli elettori, oggi più che mai, si sentono traditi dalla classe dirigente che, per questo motivo, è trattata con diffidenza. Come fare allora a invertire questo trend? Investendo sulle relazioni, è evidente. Ma per farlo, dobbiamo dare a questo investimento una priorità, permettere ai nostri walkers di tornare da chi ha sbattuto loro la porta in faccia per ascoltare e farsi ascoltare, entrare in sintonia, costruire assieme.

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5. Connettere il mondo virtuale e quello reale.

Oggi il mondo ci appare soprattutto attraverso i feed delle app sui nostri smartphone. Lo percepiamo attraverso quei pochi pollici (o centimetri) che teniamo stretti in mano. Niente di più vero. Così come è vero l’effetto bandwagon che, a partire da una percezione di vittoria virtuale, è in grado di costruire successi reali. Eppure le persone che interagiscono sui social sono persone reali, vive, vere (o almeno nella maggior parte dei casi, se escludiamo i bot che oggi infestano la rete). E queste persone in carne e ossa saranno maggiormente disposte a spendersi per noi, a interagire con gli altri elettori reali nella dimensione virtuale, se gli diamo la possibilità di avere una relazione tridimensionale con noi, con i nostri uomini sul campo, disposti a investire del tempo con loro, a capirne i problemi, a definire un agire comune.

 

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