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Innovazione elettorale per la buona politica

Geofencing, tecnologia e fragilità democratiche

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel dicembre 2018, il filosofo Emanuele Severino si riferiva alla tecnica come a colei che ucciderà la democrazia. L’accademico, recentemente scomparso, negli anni’60 era finito sotto la lente del Sant’Uffizio e il suo pensiero dichiarato inconciliabile rispetto al cristianesimo. Eppure, le elucubrazioni del pensatore bresciano hanno colpito l’ex democristiano Antonello Soro a tal punto da essere inserite in un saggio dal titolo Democrazia e potere dei dati in cui l’attuale Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali parla dell’impatto della tecnologia digitale sulla società contemporanea. Un impatto la cui portata avrebbe determinato mutamenti profondi del tessuto democratico e della struttura sociale, tali da ridisegnare i confini della libertà stessa.

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Un esempio, per capire meglio il sempre più fragile equilibrio in essere tra democrazia, politica e libertà, ci è offerto da Thomas Edsall che il 29 gennaio scorso, dalle colonne del New York Times, parlava di Geofencing. Di cosa si tratta? Il Geofencing è uno dei più recenti strumenti a disposizione delle moderne campagne digitali e permette di acquisire gli ID numbers degli smartphone presenti in una data area e incrociarli con altre banche dati così da recuperare informazioni sensibili di possibili elettori. Il caso riportato da Edsall è quello di CatholicVote.org, un’associazione conservatrice che sostiene il Presidente americano Donald Trump.

Nel novembre 2019, Brian Burch, presidente dell’associazione, ha ammesso che Catholic Vote aveva identificato nello stato del Wisconsin 199.241 cattolici che si erano recati in chiesa almeno tre volte nei precedenti novanta giorni, di questi, 91.373 non erano ancora registrati nelle liste elettorali. I dati sono stati ricavati dall'associazione proprio grazie alla pratica del Geofencing, che sfrutta la geolocalizzazione attiva sui nostri device e che le ha permesso di monitorare e identificare coloro che, nell'arco di novanta giorni, sono entrati nelle chiese di uno degli stati considerati nevralgici per la prossima corsa presidenziale. Grazie alle informazioni apprese, gli iscritti di Catholic Vote possono e potranno contattare quei 91.373 cattolici non votanti con messaggi personalizzati per spingerli a votare Donald Trump. O chiunque altro vorranno sostenere in futuro. E lo stesso sta accadendo in altri stati.

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Proprio il digitale, la cui ossatura sono gli algoritmi e la linfa vitale le sponsorizzate, sta oggi minacciando il sempre più logoro tessuto democratico d’occidente come niente e nessuno dalla caduta dei fascismi in avanti. E lo fa attraverso una spiccata tendenza alla polarizzazione. Una tendenza a cui si affianca l’innata capacità di fare vivere i propri utenti all'interno di bolle sempre più confortevoli in cui la visione del mondo abbracciata è confermata quando non estremizzata. E noi con lei.

Compito della buona politica è allora quello di rompere queste bolle, di riabbracciare il confronto civile, di incentivare lo scambio di idee nuove e coraggiose. La buona politica non cavalca le paure, le contrasta. Non guarda al passato ma parla di futuro. È viva, porta speranza, genera ascolto. La buona politica è fatta di persone, volti e voci che ci guardano e si incrinano per l’emozione. La buona politica siamo noi che ci opponiamo alla spregiudicatezza di chi cerca il consenso ad ogni costo. Noi che ci confrontiamo e non accettiamo di avere sempre ragione.

 

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