VIVA LA CAMPAGNA

Innovazione elettorale per la buona politica

Emilia-Romagna e Calabria, è tornata la moderazione?

In medio stat virtus, scrivevano i maestri della scolastica medievale con riferimento all'Etica Nicomachea di Aristotele. La virtù sta nel mezzo. Una massima che sembra avere fatto breccia nell'elettorato italiano di questo primissimo spicchio di anni '20. In netto contrasto rispetto alle tendenze marcate negli anni 2018 e 2019, quando forze politiche tutt'altro che moderate facevano incetta di consensi da nord a sud della penisola a forma di stivale. Un’inversione di tendenza che tuttavia fatica a trovare partiti o leader di riferimento, scomposta com'è tra colori e casacche che spesso si trovano avversari nelle complesse dinamiche dello scacchiere politico. Lampante, in questo senso, è il caso calabrese, ancora più di quello emiliano dove, contrariamente a quanto farebbe ipotizzare la recente contesa regionale, il contro sorpasso non è ancora avvenuto.

Abbiamo cercato di analizzare i risultati delle ultime tre grandi tornate elettorali che hanno coinvolto i cittadini delle due regioni: le elezioni politiche del 4 marzo 2018, quelle per il rinnovo del Parlamento Europeo del 26 maggio 2019 e le regionali del 26 gennaio 2020. Il nostro sguardo si è concentrato sui principali attori politici contrapposti, però, non come vorrebbe la tradizione, da sinistra a destra, ma seguendo le osservazioni proposte da Gary Miller e Norman Schofield in un paper dal titolo Activists and Partisan Realignment in the United States nel quale, a progressisti e conservatori, sono sostituiti cosmopoliti e populisti, rivali non sul piano economico, ma su quello valoriale e sociale.

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In questo modo, provando a gettare uno sguardo sul quadro politico italiano e concentrandoci esclusivamente sulle principali forze, possiamo dire che, seppure a grandi linee, fanno parte della compagine populista la Lega, Fratelli d’Italia e il MoVimento 5 Stelle, mentre sono cosmopoliti Forza Italia, + Europa e il Partito Democratico. A questi potremmo aggiungere Azione, Italia Viva e Leu che tuttavia hanno aderito alla sfida delle regionali sotto altre vesti e perciò consideriamo populista la lista Borgonzoni Presidente, mentre sono cosmopolite le civiche a sostegno dei candidati Bonaccini (Emilia-Romagna), Callipo e Santelli (Calabria). Tra i cosmopoliti annoveriamo anche l’UDC che in Calabria ha spesso fatto registrare risultati significativi.

La nostra analisi parte dal 2018, da quel 4 marzo che alcuni (forse troppo frettolosamente) hanno archiviato come l’anno zero della terza repubblica. Appena due anni fa, il MoVimento 5 Stelle era primo partito sia in Emilia-Romagna che in Calabria, rispettivamente con il 27,5% e il 43,4% delle preferenze. Con le forze populiste che si assestavano oltre il 50% sia in Emilia-Romagna (50,1%) che in Calabria (53,6%), mentre le frange cosmopolite inseguivano rispettivamente al 39,4 % e al 37,3%.

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Appena un anno più tardi, con le elezioni europee del maggio 2019, lo scarto tra populisti e cosmopoliti si faceva ancora più ampio. Se infatti il MoVimento 5 Stelle accusava le prime importanti difficoltà, Lega e Fratelli d’Italia dimostravano una crescita tale da portare la fazione populista al 51,3% in Emilia-Romagna e a un clamoroso 59,6% in Calabria. Se tuttavia nella regione governata da Bonaccini i cosmopoliti potevano tenere il colpo (40,7%), nel caldo della Calabria sprofondavano al 33,4%. Qui il primo partito era ancora il MoVimento fondato da Beppe Grillo (26,7%), ma al nord la Lega era capace di sfondare nella più rossa delle regioni (33,8%).

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Dal maggio 2019 al gennaio 2020 sembra passare un’eternità, con la ribalta dei cosmopoliti capaci di piazzare il Partito Democratico in testa alle preferenze sia in Emilia-Romagna (34,7%) sia in Calabria (15,2%), e a cui si affiancano gli ottimi risultati delle civiche moderate a sostegno di Bonaccini, Callipo e Santelli. Dall’altra parte, a collassare è il M5S (4,4% in Emilia-Romagna, 6,3% in Calabria) mentre si arresta l’avanzata di Salvini (32% della Lega in Emilia-Romagna, 12,2% in Calabria, superata da Forza Italia).  

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Nel giro di neanche due anni, i cosmopoliti sono passati dal 39,4% in Emilia-Romagna al 44,5%, riducendo lo svantaggio rispetto ai populisti ad appena due punti e mezzo percentuali, mentre nel 2018 erano distanti oltre dieci. Ma la situazione è addirittura opposta in Calabria dove, nel maggio 2019, i populisti contavano quasi il 60% delle preferenze, con i partiti cosmopoliti relegati appena sopra il 33%. Oggi, la regione guidata da Jole Santelli, sembra aver voltato le spalle alla politica populista (29,5%) per abbracciarne una più moderata e in grado di accaparrarsi il 63,1% dei consensi.

Il quadro, per quanto chiaro, è sintomatico. L’onda del voto di appartenenza si era già arrestata sugli strali che avevano portato al tramonto della prima repubblica. Ma, ribaltamenti tanto repentini, oltre a una situazione di diffuso malessere fanno ipotizzare il dilagare di un’isteria collettiva da tutto e ora, coadiuvata dalle dinamiche web e dall’esigenza di costante disintermediazione, aspetti questi che difficilmente possono conciliarsi con i tempi e le necessità delle democrazie avanzate.

 

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